Videomapping a Roma con Lux Formae di Lazslo Bordos. Il Solid Light Festival al Palazzo della Civiltà all”Eur. Cinema, audiovisivo e arte si incontrano a Videocittà.

Nella serata di sabato 27 ottobre l’artista ungherese Laszlo Bordos ha realizzato “Lux Formae”. Una performance di video mapping sulla facciata del Palazzo della Civiltà all’Eur, sede romana del noto marchio di moda Fendi. Chi era presente all’evento, il più imponente mai realizzato in Italia, ha potuto assistere al gioco di luci che come “pennellate” che hanno animato e ridisegnato le metafisiche geometrie del Colosseo Quadrato. L’artista ha voluto creare l’illusione che fosse la luce stessa a sorreggere il grande edificio cubico, quasi diventasse solida e non più eterea ed immateriale.

La performance era l’ultimo dei sei appuntamenti di video-arte del Solid Light Festival, nell’ambito della manifestazione “Videocittà” che si è svolta a Roma dal 19 al 28 ottobre. Una rassegna culturale incentrata sulla ricerca di un punto di incontro tra il mondo del cinema e dell’audiovisivo e quello delle video arte. Sei eventi che hanno trasformato luoghi storici della capitale con il mapping architettonico e l’arte digitale e che hanno visto la partecipazione di artisti romani e internazionali. Lo studio spagnolo Onionlab in Piazza del Pantheon e in Piazza della Minerva. Il collettivo turco Nerdworking sulla facciata della chiesa di Sant’Agostino. L’artista francese Romain Tardy al Tempio di Adriano. Il gruppo romano dei None Collective in Via delle Muratte; e il già citato “Lux Formae” di Laszlo Bordos all’Eur. Alcune di queste opere sono state realizzate in stereoscopia e quindi necessitavano dell’utilizzo di appositi occhiali 3d.

Cosa è il videomapping?

Il videomapping, o video project mapping, è una forma di video arte abbastanza recente. Consiste nel proiettare immagini, disegni, giochi di luce o animazioni, su palazzi e monumenti adattandoli perfettamente alle loro dimensioni. Grazie all’utilizzo di particolari e costosissime tecnologie digitali, che interagiscono con le geometrie degli edifici, vengono creati particolari effetti surreali. I giochi distorcono la percezione visiva degli spettatori, tanto che le facciate sembrano quasi prendere vita. Questa particolare espressione artistica si trova a metà tra l’arte visiva e l’arte elettronica. Il connubio riesca coniugare insieme luci e suoni e riprogetta temporaneamente le superfici architettoniche sulle quali viene proiettata. Dunque un’illusione digitale, volta a stupire lo spettatore e a comunicare il messaggio voluto dall’artista o dal committente dell’opera.

La rappresentazione di oggetti tridimensionali su superfici bidimensionali ha radici molto antiche. Pensiamo ad esempio alla grande tradizione orientale delle ombre cinesi, al sistema di proiezioni in parallelo in uso presso gli antichi Egizi, alle rappresentazioni frontali usate da Greci e Romani. Arriviamo all’importante contributo di Vitruvio che ha introdotto il concetto rudimentale di prospettiva, che sarà ampiamente sviluppato nel Rinascimento. I maggiori metodi di rappresentazione verranno poi sintetizzati con la nascita della geometria descrittiva. Gaspard Monge, scienziato francese, alla fine del 1700 fondò questa disciplina.

Parallelamente alle ricerche sulla rappresentazione, la volontà di impressionare l’osservatore con illusioni ed effetti ottici ha portato gli artisti di varie epoche a creazioni ardite. Gli affreschi prospettici quattrocenteschi, il quadraturismo o il trompe l’oeil, fino a sfociare nel periodo barocco a sperimentazioni sull’architettura reale. Lo straordinario sviluppo delle tecnologie digitali degli ultimi anni ha portato la sfida della rappresentazione 3d su un altro piano. La realtà aumentata, o augmented reality. Gli artisti contemporanei non hanno fatto altro che sfruttare questi nuovi mezzi per dare vita ad una nuova forma d’arte. Si basa sull’illusione e sulla comunicazione di emozioni e stupore. A differenza delle epoche passate non è più pittorica e destinata ad un pubblico di famiglie nobili, ma digitale, pubblica ed accessibile a tutti.

Il videomapping è una tecnica molto flessibile che può essere applicata a grandi facciate, come a spazi interni, o a piccoli oggetti. Si presta quindi a una molteplicità di utilizzi. Dagli spettacoli, alle campagne pubblicitarie, alle installazioni artistiche. È una forma di arte digitale, immediata, vivace, colorata, musicale, accattivante e stupefacente.
Con il mapping architettonico, un interessante mix tra video art, light design e arte digitale, nell’oscurità della notte possiamo ammirare le nostre città sotto una nuove luce.

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