Chiesa e Scienza, sacerdoti e astronomia. Non di sola Inquisizione e dogmi viveva la Chiesa ma anche di uomini fondamentali per l’astronomia. Quali?

rubrica astronomia
Rubrica del Dott. Franco Leone

Chiesa e teorie scientifiche

Ogni volta che si cerca di parlare dei rapporti fra chiesa e astronomia, il pensiero va subito a personaggi come Galileo Galilei e Giordano Bruno, le cui idee furono considerate eretiche ed entrambi furono processati dal tribunale dell’Inquisizione, con esiti diversi: Galileo, che rivoluzionò le idee dell’epoca, asserendo che era la Terra a girare attorno al Sole e non viceversa (ma sarebbe limitativo dire che la sua rivoluzione consistesse solo in questo) e fu costretto ad abiurare pubblicamente (e per fortuna non lo fece intimamente); Giordano Bruno restò sulle sue convinzioni, secondo le quali il Sole era solo una delle infinite stelle incastonate nel cielo, tutte potenzialmente centro di sistemi planetari (come oggi si sta dimostrando con la scoperta di innumerevoli esopianeti), a loro volta potenzialmente capaci di ospitare la vita e fu condannato al rogo e bruciato vivo a Campo dè Fiori.

In ogni caso si fa sempre riferimento a rapporti difficili, in cui la Chiesa, ogni volta che qualche teoria minacciava i suoi dogmi, parlava di eresia.

Miglior fortuna ebbe la teoria del Big Bang originaria, che prevedeva la nascita dello spazio e del tempo in un bel determinato istante e che la Chiesa accettò subito perché ricordava molto il biblico “fiat lux”. Fu in questo caso l’ideologia politica che ostacolò, in certi casi, chi si occupava di studiare questa teoria; infatti l’Unione Sovietica, in cui l’assetto educativo essenzialmente basato sull’ateismo si vedeva minacciato da teorie che richiamavano fortemente gli insegnamenti della religione, non vedeva di buon occhio i ricercatori che si occupavano di Big Bang e cercava di dissuaderli dal farlo.

In tutto questo ci furono molte figure legate alla Chiesa, suoi ministri, sacerdoti che diedero un enorme contributo allo sviluppo dell’astronomia e delle discipline ad essa legate.

In questo articolo voglio ricordarne quattro, uno per la dedizione con cui si dedicò alla materia e tre per il contributo notevole fornito al suo sviluppo.

Nicolas Louis de Lacaille

chiesa e scienza

Cosa fareste se vi chiedessero di trascorrere quattro anni, praticamente in solitudine, su un monte di una terra ancora poco conosciuta, a osservare il cielo e classificarne gli oggetti?

Per dire sì occorre una passione e una dedizione all’astronomia che è solo prerogativa di pochi.

Ebbene l’abate francese de Lacaille (1713-1762), è rimasto famoso nella storia dell’astronomia per aver accettato la sfida.

Catalogò 10000 stelle e varie nebulose del cielo australe, durante una spedizione in Sudafrica, presso il Capo di Buona Speranza (1750-1754), quando restò praticamente in solitudine per 4 anni sul monte detto Tavola, per la sua conformazione, che gli ispirò anche la creazione di una costellazione, anzi, la sua fervida fantasia, e forse le conseguenze di altitudine e solitudine, gli ispirarono la creazione di ben 14 costellazioni, Bussola, Bulino, Compasso, Fornace, Macchina Pneumatica, Mensa, Microscopio, Orologio, Ottante, Pittore, Regolo, Reticolo, Scultore, Telescopio, molte delle quali dedicate ai suoi strumenti.

Sarebbe comunque ingiusto limitare a questo il suo contributo all’astronomia. Prima e dopo l’impresa, continuò incessante il suo lavoro di osservare, classificare e catalogare gli oggetti celesti, al punto che morì per un attacco di gotta a causa dell’eccessivo lavoro.

Giuseppe Piazzi

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Esiste una legge empirica, cioè non fondata su una base teorica, che dà la distanza in unità astronomiche (l’unità astronomica equivale alla distanza media della Terra dal Sole, circa 150 milioni di chilometri) dei pianeti del Sistema Solare, assegnando loro un numero in base alla rispettiva posizione in ordine di distanza crescente dal Sole.

Tale legge fu scoperta da Titius nel 1766 e pubblicata da Bode sei anni dopo e pertanto porta il nome di Legge di Titius-Bode ed è capace di approssimare con ottima precisione la distanza dei pianeti fino a Urano, mentre per Nettuno l’approssimazione non è molto valida.

La forma della legge, non quella originaria, ma quella rielaborata (tuttavia le conclusioni e i risultati non variano), è

dn = 0,4 + 0,3×2n

dove n è un numero che si assegna al pianeta di cui si vuole calcolare la distanza, in base al suo ordine crescente di distanza rispetto al Sole.

A Mercurio si assegna l’insolito valore n = – (meno infinito, per i meno esperti di matematica), a Venere n = 0, alla Terra n = 1, a Marte n = 2.

Se poi a Giove si assegna n = 3, si trova una distanza troppo piccola, mentre con n = 4 si trova quella giusta e si va regolarmente avanti fino a Urano, mentre, come detto, per Nettuno si commette un errore importante.

Cosa accade in questa legge?

O la legge non vale per n = 2, ma solo per quel valore, o qualcosa non va.

Ebbene il giorno di Capodanno del 1801, Giuseppe Piazzi (1746-1826), membro dei chierici regolari Teatini, nel corso delle sue osservazioni del cielo, per puro caso, uno dei tanti casi della cosiddetta serendipità nelle storia della scienza e in particolare dell’astronomia, scoprì un nuovo membro del Sistema Solare. Non un nuovo pianeta, ma un oggetto in una posizione, tra Marte e Giove, compatibile con n = 2 nella legge di Titius-Bode, in quella che oggi chiamiamo Fascia degli Asteroidi. E’ una regione del Sistema Solare, compresa tra le orbite di Marte e Giove, dove si trovano miriadi di rocce, che vanno da semplici sassi a corpi tipo quello scoperto da Piazzi, con un diametro di circa mille chilometri.

Si tratta di una zona dove tutte quelle rocce avrebbero potuto aggregarsi in un ulteriore pianeta, se non ci fosse stato Giove a impedirlo, con la sua forte perturbazione gravitazionale.

L’asteroide scoperto da Piazzi, fu chiamato Cerere e oggi è stato promosso a pianeta nano.

Come per Lacaille, l’opera di Piazzi non si è fermata qui; ha collaborato a progetti e realizzazione di osservatori e con le sue osservazioni ha dato il proprio valido contributo all’astronomia. Pur rammaricandosi sempre di non aver mai avuto una buona confidenza con i calcoli e più in generale con la matematica, è stato insegnante di matematica, oltre che di fisica e filosofia.

Non sono quelli illustrati gli unici esempi, ma sono i più importanti per quello che hanno dato alla scienza, in questo caso all’Astronomia, all’Astrofisica, alla Cosmologia uomini di chiesa, controbilanciando in qualche modo quello che per secoli la Chiesa ha tolto, ostacolando il progresso delle stesse.

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