DONNE NELLA SCIENZA PARTE 2: dopo Ipazia e l’Harem di Pickering, in questa puntata Marie Curie, Jocelyn Bell e le altre scienziate rosa.

(Non perderti la parte 1)

Henrietta Leavitt

Forse la più brillante tra le calcolatrici umane dell’Harem di Pickering; si deve a lei una delle scoperte in astronomia, capaci di dare una svolta storica allo studio del cielo e della sua evoluzione.

Mentre si occupava di stelle variabili, in particolare delle Cefeidi, scoprì una relazione tra il periodo di variabilità e la loro luminosità intrinseca.

Le Cefeidi sono infatti una categoria di stelle variabili, la cui luminosità varia in modo estremamente regolare, con un periodo che si può valutare con grande precisione. Si chiamano così perché il prototipo di queste stelle è la δCephei, nella costellazione di Cefeo. L’attuale Stella Polare è una cefeide.

La scoperta di Henrietta Leavitt fu di straordinaria importanza. Conoscendo la luminosità intrinseca di una stella e potendo misurare quella apparente, dal confronto delle due è possibile misurare la distanza della stella.

L’aver osservato variabili cefeidi nella galassia di Andromeda, ha reso possibile stimarne la distanza e capire che era un oggetto che stava al di fuori della nostra Galassia. Improvvisamente l’universo diventò più grande.

Henrietta aveva aperto la strada alla nascita dell’astronomia moderna.

Donne e scienza nell’orbita di Einstein: Emmy Nöther e Mileva Moric

È noto che Einstein, per dare forma alle sue geniali idee sulla Relatività, soprattutto la Relatività Generale, ebbe bisogno del supporto matematico di personalità eminenti di questa disciplina, come Tullio Levi Civita, Gregorio Ricci Curbastro e il suo amico Marcel Grossmann.

Pochi sanno che un aiuto fondamentale venne da una certa Mileva Moric, compagna di studi che divenne la sua prima moglie e che lui aiutò a introdursi in un mondo, quello universitario, ancora fortemente ostile alle donne.

Altra donna, altra matematica nell’orbita di Einstein, fu Emmy Nöther, che Einstein prese sotto la propria ala protettiva per tirarla fuori dall’ostracismo accademico dell’epoca.

Grande mente, figlia di un importante matematico tedesco. Si dedicò allo sviluppo del calcolo degli integrali primi del moto e del loro legame con particolari simmetrie e formulò un importante teorema. Fondamentale il suo apporto alla base matematica della Meccanica Celeste.

Maria e Irene Curie e i Nobel di famiglia

Quando Maria Sklodowska capì che nella sua Polonia non avrebbe mai potuto iscriversi all’università perché vietato alle donne, si trasferì in Francia. Là conobbe Pierre Curie, che la accompagnò in una brillante carriera universitaria.

I suoi studi sulla radioattività la condussero al Nobel per la fisica insieme a Pierre.

Ma non basta. Maria, da sola stavolta, fu insignita anche del premio Nobel per la chimica pochi anni dopo.

Iniziò il suo percorso universitario come la signora Curie, ma alla fine Pierre era riconosciuto come il marito di Maria Curie…

E non finisce qui. Irene Curie, figlia di Maria e Pierre, imitò la madre, vincendo il premio Nobel per la chimica, anch’essa insieme al marito, completando un ciclo iniziato oltre trenta anni prima.

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Vera Rubin

Bene o male tutti abbiamo sentito parlare di materia oscura, quella materia di cui non si conosce la natura. Quella materia che percepiamo solo per la sua azione gravitazionale, pur essendo nell’universo in quantità 5-10 volte superiore alla materia ordinaria.

Vera Rubin, astronoma statunitense, dedita allo studio della rotazione delle galassie. Studiando il moto delle stelle nelle zone periferiche delle galassie spirali, a grande distanza dal centro, si rese conto che la loro velocità, invece di decrescere con la distanza, restava più o meno costante. Questa cosa è spiegabile solo con la presenza di più materia, molta più materia, rispetto a quella visibile.

A quella materia invisibile fu dato l’inquietante nome di materia oscura ed è grazie all’opera di Vera Rubin, che oggi molti ricercatori dedicano gran parte del loro lavoro nel cercare di capire di cosa si tratti e come sia fatta questa fantomatica materia.

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Il danno e la beffa: Jocelyn Bell

Nel 1974 Antony Hewish ebbe il premio Nobel per la fisica, grazie al suo contributo alla radioastronomia e alla scoperta delle pulsar, stelle (di neutroni) collassate nel corso di un evento di esplosione di supernova, dotate di una impressionante velocità di rotazione e capaci di emettere segnali pulsanti con estrema regolarità, come un faro nel cielo.

Si potrebbe obiettare che si tratta di un uomo. E proprio qui nasce la beffa, ma per conoscere anche il danno bisogna andare indietro di altri sette anni.

È il 1967 quando una brillante studentessa di Cambridge, Jocelyn Bell, membro del gruppo di ricerca del professor Hewish, rivela uno strano segnale, periodico, regolarissimo.

Ne parla a Hewish, che la invita a controllare bene. Il segnale c’è, regolare, evidente, così regolare che sembra quasi “artificiale”. Hewish teme di essere additato come uno che ritiene di aver contattato degli extraterrestri. Lui impedisce a Jocelyn di interessarsi ancora a quel segnale, quasi con la minaccia di allontanarla dal gruppo di ricerca…il danno.

Poi però, analizzando bene quei dati, capisce di trovarsi di fronte a una scoperta importantissima. Non si tratta di omini verdi, ma di quella classe di oggetti oggi nota come pulsar, che gli varrà, da lì a qualche anno, il premio Nobel. E Jocelyn, derisa, minacciata, ma vera protagonista della scoperta non sarà nemmeno menzionata.

Solo recentemente le è stato riconosciuto il merito di quella scoperta, cosa che le è valso non un premio Nobel, ma un premio comunque importante e la soddisfazione che meritava, quale vera scopritrice delle pulsar.

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RIFLESSIONI: DONNE E SCIENZA

Mi fermo qui, consapevole di aver tralasciato molti nomi, anche fuori del campo astronomico o della fisica. Ho solo voluto dare un esempio di come la discriminazione dia a volte quella spinta in più a tirare fuori le proprie risorse e farle fruttare al massimo.

Tutto al di là di sostantivi di genere e quote rosa; tutto ruotante intorno a donne che hanno saputo essere se stesse, donne che non hanno voluto imitare gli uomini, per raggiungere traguardi importanti, ma hanno semplicemente messo a disposizione il loro intelletto e le loro capacità, producendo i risultati ricordati.

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