Marco Lollobrigida, voce e volto della Domenica Sportiva, racconta il Suo Calcio a Italiano Medio Journal. Dalla prima cronaca alla passione per il calcio.

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Rubrica di Lorenzo Calvani

Bene. Eccoci. Marco Lollobrigida. Innanzitutto grazie. Cominciamo con le domande. Da Lorenzo (Io) a Marco.

La prima radio o telecronaca. Quale e che emozioni?

Marco: La prima telecronaca fu una partita di calcio a 5 over 35. Un derby Roma-Lazio di vecchie glorie: Conti, D’Amico, Giordano, Nela… Ero molto emozionato: avevo il timore di non farcela a raccontare le azioni. A “leggere” la partita. Poi invece parlavo pure troppo! Un bel ricordo. Avevo poco più che venti anni.

La prima partita vista allo stadio. Sensazioni.

Marco: non ricordo. Avevo pochi mesi e mio padre mi portò a vedere una amichevole allo stadio Olimpico di Roma. La prima che ricordo bene dal vivo fu un Roma-Catanzaro con Palanca che segnò da calcio d’angolo.
Sensazioni: il cuore in gola, la gioia di stare seduto sulle gambe di papà. Che oggi non c’è più.

Perché il calcio?

Marco: il calcio perché è lo sport più popolare: perché tutti possono giocare a pallone e ovunque. È lo sport che attraversa le classi sociali, che le unisce in una passione. Lo sport dove il più debole può battere il più forte.

Marco Lollobrigida. La Tua Domenica Sportiva.

Marco:la mia domenica sportiva è una trasmissione che cerca di approfondire i temi del giorno con ironia, attenzione, cercando di trovare una chiave nuova nel racconto: narrare anche la vita del campione ospite di turno attraverso le immagini della sua vita calcistica, delle sue gioie e delusioni. Renderlo “umano”.
Poi parlare dell’attualità ma sempre con disincanto e ironia, appunto: per questo abbiamo un fuoriclasse come Eraldo Pecci, uno che capisce quando scherzare e quando fare sul serio. Oppure Serse Cosmi che io ho ribattezzato CrSerse per la sua raffinata arguzia. Oppure la competenza e la classe di Furio Zara, un collega bravo e preparato. Insomma: cerchiamo di dare al telespettatore una trasmissione veloce, simpatica ma seria nei contenuti.

Da dove deve ripartire l’Italia come movimento calcistico?

 

marco lollobrigida

Marco: deve ripartire dai vivai. È scontato ma è così. Come hanno fatto i francesi con Clairefontaine o i tedeschi con i settori giovanili decentrati o in Spagna con la cantera; intanto ripartire da Mancini è stata la scelta azzeccata. Un campione che ha esordito a sedici anni che sa come

riconoscere e gestire il talento. Ecco cosa ci serve per ripartire: rispolverare il nostro talento e tanto ne abbiamo nascosto tra le pieghe di un pallone sgonfio. Talento, talento e talento. Basta con l’esasperazione della tattica e degli schemi. Viva il colpo di tacco!

Il tuo idolo da bambino?


Marco: il mio idolo era Arthur Antunes Coimbra detto Zico. Il Flamengo la squadra che mi faceva emozionare.
Le punizioni di Zico erano una sentenza. Una magia. I suoi dribbling il sogno

di ogni bambino.

La lotta scudetto é vera?


Marco: temo di no. La Juventus è troppo più forte delle altre.
Solo lei può perdere questo scudetto. E la Juve difficilmente sbaglia o molla qualcosa.

Chi vedi meglio ora in zona salvezza?

 

Marco: favorita a salvarsi ancora una volta è la Spal. Perché ha carattere, senso di appartenenza e un bravissimo allenatore, Semplici. Uno che ha fatto una gavetta vera tra campi di serie C e settore giovanile. Molto bravo davvero.
Frosinone e Chievo le vedo molto male. Rischia addirittura il Bologna. Pippo Inzaghi sin qua ha dato poco a questa squadra. 

Il tuo colore preferito?

Marco: Il rosso ma non da indossare. Da indossare il blu notte.

Sei un italiano medio?

Marco: sì. Nel senso migliore del termine: lavoro con onestà e passione. Amo la mia famiglia. Ma non ho un cane . Magari me lo farò.

Grazie a Marco Lollobrigida dell’intervista. Sei un professionista e una persona umile e ci fa piacere che tu sia un italiano medio come noi.

Marco: Grazie a te. Spero ti sia utile la mia intervista.

 

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