MURALES ROMA MANGIA-SMOG: medicina street art in città

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Murales Roma. L’arte di strada: medicina per le nostre città

In molti sapranno che recentemente si è inaugurato a Roma il murales mangia-smog più grande d’Europa. Si chiama Hunting Pollution, un’opera di arte urbana a firma dell’artista Iena Cruz.

L’opera occupa 1000 mq della facciata di un palazzo in Via del Porto Fluviale. Realizzata con una particolare pittura che a contatto con la luce trasforma gli agenti inquinanti dell’aria cittadina in innocui sali minerali. Pensate che con soli 12 mq di superficie trattata si può eliminare l’inquinamento prodotto da un’automobile in un giorno. Questa tecnologia era già stata utilizzata in Italia, come nel murales realizzato nella Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La vediamo anche nei 21 interventi prodotti da altrettanti street artists in 19 città del nostro paese nell’ambito dell’iniziativa “Ikea loves eARTh”.

L’ARTE DI STRADA NELLE NOSTRE CITTA’: COSA PUO’ FARE?

Ci sono chiari esempi di utilizzo dell’arte urbana finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
Cosa può fare davvero l’arte di strada per le nostre città?

Grandi passi avanti sono stati fatti dagli anni ’90, quando il concetto di street art era per lo più sconosciuto o legato al termine “vandalismo”. Gli artisti di strada di quel periodo, o per meglio dire i “graffittari”, realizzavano opere dal marcato carattere egocentrico. Spesso si riducevano a semplici scritte, frasi o slogan senza un preciso riferimento ad una tematica specifica. La popolazione le additava quali brutture che imbrattavano i muri e le strade delle città.

roma murales

Negli anni 2000 il vento è cambiato, e molti artisti hanno preso coscienza del grande potere comunicativo dell’arte urbana. Ben presto, questa forma d’arte sarebbe diventata strumento di diffusione di messaggi e di denuncia sociale. La strada li attraeva perché è fuori dalle regole. E’ una tela immensa, costa poco e permette di rivolgersi ad un pubblico molto vasto.

Un muro è sotto gli occhi di tutti, ci passiamo davanti quando passeggiamo, quando andiamo a lavoro, quando siamo fermi nel traffico. Noi lo guardiamo attraverso i vetri dei tram, ne fruiamo liberamente e senza pagare il biglietto. Gli artisti, e ben presto anche l’opinione pubblica, hanno iniziato a comprendere il grande potere comunicativo dell’arte urbana. La svolta è la sua versatilità e la possibilità di utilizzarla per affrontare temi importanti e delicati.

COME IL MURALES A ROMA: TENDENZA GREEN

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William Kentridge in un intervento recente lungo le banchine del Tevere

Si sta assistendo negli ultimi anni all’affermazione di una tendenza green nel mondo della street art. Qusto ha portato gli artisti ad una maggiore sensibilità verso tematiche ambientali. Le loro opere affrontano argomenti quali l’inquinamento, il riscaldamento globale, la cementificazione selvaggia, e si realizzano con l’utilizzo di nuovi mezzi e tecnologie ecosostenibili.

Spesso si ricorre all’uso di immagini provocatorie con l’intento di scuotere le coscienze dei cittadini spettatori. L’emblema sono i murales raffiguranti personaggi celebri di Roma con mascherine antismog realizzati da Tvboy in collaborazione con Greenpeace.

Uso di materiali meno nocivi delle tradizionali bombolette di vernice spray, come il muschio, o la tecnica dei getti d’acqua e vapore. Da sottolineare l’uso che ne fa William Kentridge in un intervento recente lungo le banchine del Tevere. Poi  abbiamo appunto le pitture mangia-smog.

Parallelamente la street art è sempre più utilizzata come strumento di riqualificazione urbana non solo architettonica, ma anche sociale. Dona nuova vita alle periferie, aumenta il valore commerciale degli edifici, riaccende il senso civico degli abitanti, e in alcuni casi attira anche il turismo. Grandi centri come Roma si stanno dotando di mappe tematiche. Si guida il turista attraverso quartieri e strade interessate dalla presenza di opere di arte urbana. Tutto come fossimo nelle sale di un grande museo libero e gratuito.

Credo che l’arte di strada stia già guarendo le nostre città, o per lo meno stia lanciando un chiaro messaggio. Noi non dobbiamo fare altro che coglierlo.

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