COSTELLAZIONI UNA ALLA VOLTA. Dopo l’Orsa minore parliamo di Bifolco o Boote. Viaggio nel posto più affascinante dell’universo.

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Bifolco o Boote (Boote, Boo)

La costellazione, dal nome non certo suggestivo, è lunga e stretta e confina con Drago, Orsa Maggiore , Vergine, Cani da Caccia, Chioma di Berenice, Ercole, Corona Boreale, Serpente e, in piccola parte.

Il periodo migliore per osservare Boote è a metà primavera; la si riconosce facilmente grazie soprattutto alla sua stella più luminosa, Arturo, che è una delle più luminose del cielo, anche perché molto vicina al Sole.

Boote, o meglio Arturo, costituisce anche un valido punto di riferimento nel senso che, insieme con le stelle Spica, della Vergine, e Denebola, del Leone, costituisce i tre vertici luminosi di un triangolo, dal quale si può risalire ad altre costellazioni.

Se si volesse prescindere da miti e leggende, nel Bifolco è facile riconoscere un aquilone che si staglia nel cielo, di cui Arturo (α Boo) rappresenta una punta, basta poi congiungere idealmente, a partire da Arturo, le stelle

identificate con δ, β, γ e ρ, per richiudere il tutto ancora su α e formare così la struttura dell’aquilone (per essere precisi anche la stella ε fa parte del gioco, ma si trova esattamente sulla congiungente α-δ).

Se poi consideriamo anche i prolungamenti da α a π e da questa verso ξ e ζ e poi da α a η e da questa a τ e υ e infine da γ a θ, possiamo completare l’aquilone con nastri decorativi.

Più difficile è riconoscere una figura umana, quale è Boote nelle rappresentazioni classiche; comunque si associa la struttura dell’aquilone alla testa e al tronco, η e π sono i piedi e γ-θ individua un braccio levato in un gesto tipico del ruolo, che a seconda delle culture, veniva assegnato a Boote.

Il “mestiere” del Bifolco

Sicuramente a nessuno piacerebbe essere definito “bifolco”, quando a tale termine viene dato il significato di uomo rozzo; in realtà ha anche il significato di “persona salariata con il ruolo di guardiano del bestiame”, ed è quest’ultimo che ha ispirato chi, nell’antichità, ha assegnato tale nome a quel gruppo di stelle.

In effetti Arturo, il nome della sua stella più brillante, si può tradurre come “guardiano dell’orsa”, e tale fu poi considerata l’intera costellazione per la s

ua vicinanza all’Orsa Maggiore.

L’appellativo di Bifolco può essere dovuto più all’interpretazione della figura da parte dei Romani, che vedevano in Boote un bovaro a guardia dei sette buoi, le sette stelle del Grande Carro, dette appunto “septem triones”, da cui proviene anche il termine “settentrione” per indicare il nord.
D’altra parte un importante personalità della cultura romana, Virgilio, che del

l’elogio dell’agricoltura fece un suo punto di forza, ignorando carri, orse e buoi, identificò Boote con un contadino.

Da non dimenticare l’accostamento al cacciatore, sia per il racconto mito

logico che lo lega alle Orse, che per la sua vicinanza alla costellazione nota come i Cani da Caccia (e perché non cani pastori o da guardia, vista la loro origine relativamente recente e le interpretazioni date di Boote ?).

Gli arabi, infine, hanno fatto proprie soprattutto le idee del Bifolco-bovaro, come si deduce dai nomi attribuiti alle stelle che ne fanno parte.

Da segnalare

αBoo E’ la quarta stella più luminosa del cielo, raggiunge infatti la magnitudine -0.04 (gli oggetti con magnitudine negativa sono anche i più luminosi).

E’ una gigante color arancio che dista poco più di 10 pc.

Oltre che per la sua luminosità, si individua facilmente come prolungamento del timone del Grande Carro.

Nella mitologia greca Arturo, che significa guardiano dell’orsa, era Arcade, figlio di Zeus e Callisto, eroe degli Arcadi.

Per gli ebrei era la stella di Giobbe perché citata nelle Sacre Scritture, nel libro omonimo.

I naviganti la consideravano nefasta perché ad essa attribuivano presagi di tempesta; Virgilio, nelle Georgiche, riprende questo argomento, affermando che non è buon segno per gli agricoltori se la stella rosseggia, alta, all’alba.

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