Le Donne nella scienza: quando l’intelletto va oltre la discriminazione e le quote rosa. PARTE 1.

rubrica astronomia
Rubrica del Dott. Franco Leone

Tutti conoscono i nomi, per motivi diversi, di Ipazia d’Alessandria e di Marie Curie e l’apporto che hanno dato alla conoscenza.

Pochi conoscono invece nomi come quelli di Algonike, Caroline Herschel, Emmy Noether o Jocelyne Bell. Si tratta di tutte donne, anzi, Donne, che hanno fornito un contributo fondamentale alle scienze, in particolare all’astronomia.

Nonostante il secolare pregiudizio verso l’impegno delle donne in questi campi e facendolo unicamente grazie alla loro intelligenza. Per le loro competenze. Senza ricorrere ad espedienti come quote rosa e sostantivi di genere. Senza altra ragione alcuna se non le loro capacità intellettuali.

In quest’articolo cercherò di passare in rassegna le donne che più hanno contribuito a far crescere le scienze naturali. Pur nella consapevolezza che saranno molte quelle che non saranno menzionate.

Farò la cosa cronologicamente, o quasi, ricordando una breve storia delle protagoniste. Le difficoltà e gli ostacoli con cui si sono confrontate sono stati enormi e i risultati più importanti lì hanno raggiunti, grazie al loro impegno.

La prima delle donne nella scienza: Algonike

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Può essere considerata la prima astronoma di cui si abbia notizia.

Non è certo il periodo in cui sia vissuta, probabilmente intorno al terzo secolo avanti Cristo.

Figlia di Egemone di Tessaglia, si dice che fosse in grado di prevedere le eclissi lunari, cosa quasi certamente appresa dagli studi sugli astronomi babilonesi.

Secondo Plutarco usava questa sua capacità per far credere alle altre donne di avere poteri sovrannaturali. La accusarono di stregoneria e di usare la magia, anche con l’intento di controllare la Luna. Per questo fu fatta precipitare da un monte, dal quale osservava la stessa Luna.

Santa Caterina d’Alessandria

Vissuta intorno al 300 dopo Cristo. Oltre a dedicarsi alla fede studiò le cosiddette arti liberali, tra le quali l’astronomia, nella quale superò per conoscenza molti esperti dell’epoca.

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Di lei si invaghì un imperatore (Massenzio o Massimo, non è ancora possibile accertarlo). La chiese come sposa, ma lei, fedele alla sua promessa a Cristo, rifiutò e per questo condannata a morire per fame. Secondo la leggenda però, una colomba la nutrì e allora fu sottoposta alla tortura della ruota chiodata, ma i chiodi si spezzarono. La decapitarono. La sua testa mozzata, sempre secondo la leggenda, divenne più luminosa della Luna e del Sole (secondo altre versioni invece del sangue sgorgò latte).

Astronomi medievali la proposero come santa patrona degli astronomi.

Ipazia d’Alessandria

Astronoma, matematica e filosofa greca di ispirazione platonica, visse intorno al 400 d.C.

Figlia di Teone, matematico e astronomo che insegnava ad Alessandria, scrisse trattati relativi all’opera di Tolomeo, uno dei più grandi astronomi dell’antichità.

Ipazia fu allieva e assistente del padre e tale fu la sua dedizione agli studi, che superò il suo maestro sia nella matematica che nell’astronomia.

Purtroppo non resta niente delle sue opere. Ma secondo fonti accreditate avrebbe consentito importanti passi avanti nella geometria, algebra, trigonometria e astronomia. Sembra addirittura che avesse anticipato di oltre un millennio menti come quelle di Leibnitz e Newton nella conoscenza del calcolo infinitesimale, anche se ciò è forse più leggenda che verità.

Era capace di costruire idroscopi e astrolabi.

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Le sue conoscenze scientifiche, le sue capacità di ragionare logicamente, come detto , secondo una filosofia neoplatonica, furono poco gradite ai pensatori cristiani. Queste cose la portarono ad assumere un ruolo sempre più importante nella scuola di Alessandria.

Le sue conoscenze, la sua capacità di trasmetterle, insegnando anche nelle strade, le permise di fare molti proseliti della sua filosofia. Questo non piacque agli ambienti ecclesiastici, sempre a lei più ostili. Si iniziò a sobillare contro di lei gruppi di fanatici cristiani, finché nel marzo del 415, rapirono Ipazia e la trascinarono in una chiesa. I facinorosi le strapparono le vesti, la uccisero, la fecero a pezzi e i brandelli bruciati per essere purificati.

 

Caroline Herschel

Tra il XVII e XVIII secolo due donne ebbero momenti di gloria per i loro lavori in campo astronomico. Maria Cunitz, che nell’Urania Propitia rielaborò, semplificandole, le tabelle di Keplero. Nicole Lepaute che calcolò esattamente l’orbita della cometa di Halley.

Ma la donna che diede il maggior contributo a quell’epoca, e non solo, fu Caroline Herschel, della famosa dinastia di astronomi.

Principale assistente del fratello William, scoprì comete e nebulose, tra le quali la galassia compagna della galassia di Andromeda.

Collaborò con il fratello in innumerevoli lavori di osservazioni del cielo e giocò un ruolo più che fondamentale nell’interpretazione di queste.

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Un tempo l’osservazione del cielo era preclusa alle donne (Caroline fu avvantaggiata perché il fratello poteva usufruire di strumentazione personale). Ancora negli anni ‘60 del secolo scorso, il regolamento dell’osservatorio di Monte Palomar, uno dei più famosi al mondo, stabiliva l’inopportunità che le donne si dedicassero ad osservazioni astronomiche.

L’Harem di Pickering (nella foto del titolo)

Edward Charles Pickering, astronomo presso il Collage Observatory di Harvard. Poco più di un secolo fa ebbe l’incarico di catalogare le stelle in base al loro spettro e magnitudine.

Per fare questo scelse un team molto particolare: era formato da sole donne.

Allora alle donne era preclusa la carriera universitaria. Pertanto Pickering scelse tra le migliori astronome di Harvard quelle con cui redigere il catalogo commissionato.

Si trattava in pratica di calcolatrici umane…ma che calcolatrici!

L’Harem si impegnò quindi a registrare spettri e luminosità, secondo la classificazione di Secchi. Questo servì anche per capire che si dove raffinare quella classificazione. Si arrivò così a quella di Harvard, che suddivide le stelle nelle classi O, B, A, F, G, K, M.

In questo lavoro si distinsero alcune delle ragazze calcolatrici. Annie Cannon, dopo la morte di Pickering, continuò il suo lavoro. Arrivò a catalogare centinaia di migliaia di stelle, in quello che oggi è noto come Henry Draper Catalogue (HD). Antonia Maury scoprì invece che la differenza tra le classi spettrali O e B dipende non dalla presenza, ma dalla forma di certe righe.

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L’Harem scientifico di Pickering

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