SAN PIETROBURGO: La prima parte del viaggio a Pietroburgo. Fedor Dostoevskj, la città vista dallo scrittore russo. La casa. Il cimitero.

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Rubrica Viaggi di Lorenzo Calvani

Estate pietroburghese. Il viaggio, in realtà, è per un altro lavoro. Ci sono i Mondiali di Calcio in Russia. Dopo un’estenuante diretta con radiocronaca, e tutti i vari ed eventuali seguenti, mi trovo con il mio amico italo-russo Marat.

Sono stanchissimo. Invece la mia salvezza pietroburghese, 1.95, biondo, a quattro ante, Marat, ha voglia di scherzare e bere. Non viene assecondato da me. Fino a quando ci perdiamo a parlare di una mia passione inconsulta. La letteratura russa. Prima di partire per altri lidi calcistici di questo Mondiale, io devo vedere la San Pietroburgo letteraria.

Marat mi propone per il giorno dopo che, se mi fossi risvegliato dal suo senso della Vodka come panacea di tutti i mali, saremmo andati a trovare qulche scrittore. La mattina non mi sveglio. Il senso della vita di Marat mi ha afflitto.

Marat mi viene a buttare giù dal letto con un certo Ivan. Se non fosse stato per la faccia sorridente di Ivan, avrei pensato alla mafia russa. No. Ivan oggi mi farà fare il Tour Fedor Dostoevskij.

In 10 minuti sono fuori dalla mia stanza. Con poca lucidità. Abbinamenti di vestiario confusionari (outfit indecente). Ma elettrizzato.

Sennaja Ploščad e Delitto e Castigo

Fedor Dostoevskij viveva questa Pietroburgo. La città buia. Una piazza con al centro un mercato del bestiame. Intorno al fiume di gente che viveva alla giornata, tra schiavi e piccoli malfattori, tra ultimi e penultimi della società russa zarista.

Non l’alta società degli scrittori russi come Puskin, o i borghesi accarezzati e maltrattati da Tolstoj. Nemmeno le parodie dei funzionari burocratici di Gogol. De Andrè avrebbe parafrasato con “piscio e cemento” il mondo sotterraneo del romanzo di Dostoevskij, se non fosse che di brutto puzzo ce n’era tanto, ma col cemento siamo ancora distanti di anni.

Oggi, questa piazza che brulicava di piccoli espedienti, tanta povertà, e con la logica di schiacciare l’altro per sopravvivere, diventa di nuovo un pezzo di città molto vivo, distante da L’Idiota e da Raskolnikov.

La metro e la grande fermata dei bus, i negozi, e la Moskovsky Prospekt  che taglia la piazza, sembrano lontane anni luce dal colera di metà ‘800. Il ristabilirsi della grande Chiesa dell’Assunzione (distrutta da Kruschev all’inizio degli anni ’60) ha ridato l’aspetto antico alla piazza.

L’ultima trovata pietroburghese però è di un architetto francese Jean-Michel Vilmotte. Installa una torre di 18 metri con la scritta “PACE” in 32 lingue differenti. Proprio con l’avvento dell’Unione Sovietica la piazza prese il nome di “Piazza della Pace“, mentre ritorna al nome antico e attuale nel 1992, alla caduta del regime. La stessa Pietroburgo prenderà il nome di San Pietroburgo, mentre negli anni socialisti, dopo la morte di Lenin, aveva l’appellativo di Leningrado, in onore al defunto leader.

Mangiare a San Pietroburgo e…

borsh cucina russa
Borsh. Piatto tipico russo.

Il tour prosegue tra piacere, delitto, poco castigo e memorie. Fermata al Bistrot della piazza dove il palato viene attirato dal Borsh. Borsh: si tratta del piatto nazionale russo, preparato con carne, rape e pana acida. Fritelline con impasto di uova, ricotta e un pizzico di farina. Chiamate Sirniki.

Metro. E Blini in un altro Bistrot (Russkie Blini, Gagarinskaya St., 13). Blini è la versione russa del pancake che, fortunatamente, può essere un dolce ordinato con il miele dentro.

Pietroburgo casa Dostoevskij

Si staglia davanti un edificio che, nella parte posteriore, sembrava posticcio. Davanti, invece, si presenta la casa memoriale e museo di Fedor Dostoevskij. Anche se Marat mi spiega che, nei 28 anni vissuti a San Pietroburgo, lo scrittore ha danzato di casa in casa alla ricerca della situazione ottimale per i suoi romanzi e racconti. Un’osmosi con la città che si ripercuoteerà anche a Mosca, ma ricordate che, ai tempi di Fedor, Pietroburgo era il centro pulsante della Grande Madre Russia.

Vicolo Kuznechnyj, 5/2. In questa casa Dostoevskij affittò un appartamento per breve tempo nell’anno 1846 e vi tornò a vivere dall’ottobre del 1878 fino al giorno della sua morte, datata 28 gennaio 1881. Zona che allora era piena di “vita”. La vita, che la piazza dei mercati aveva di giorno, si rifletteva di notte in questo quartiere, dove lo scrittore russo cambiò 20 appartamenti in pochissimo raggio. La notte si popolava di prostitute, gioco d’azzardo, perversioni continue della classe subalterna.

san pietroburgo casa dostoevskij
Studio di Fedor Dostoevskij nella sua casa

Il museo mostra i cimeli dostoevskijani. Tra scritti originali, ricostruzioni di vita e dei romanzi. L’architettura è perfettamente iconica della Pietroburgo ottocentesca.

Nell’Ottobre 1878 Dostoevskij torna a vivere qui gli ultimi anni della sua morte. Spirerà il corpo dello scrittore, ma ormai, la sua penna ha colorato le notti pietroburghesi di bianco, dando respiro negli ultimi attimi ai reietti. Non importa se erano i suoi concittadini. Reietti di tutto il mondo stringetevi.

Tomba delle scrittore al Cimitero Tikhvin presso il monastero Alexander Nevksy.

Prima di partire incontro di nuovo il signor Nevsky, lungo la sua prospettiva. Un sole caldo, una luce abbagliante, una vista all’infinito.
Con il desiderio di incontrare per caso Igor Stravinsky.

A presto memoria dal sottosuolo.

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