COSTELLAZIONI UNA ALLA VOLTA. La prima delle nostre uscite serali sulle costellazioni. Oggi l’Orsa Minore o Piccolo Carro.

rubrica astronomia
Rubrica del Dott. Franco Leone

Orsa Minore, Ursa Minor, Umi

Già tremila anni fa chi osservava questa costellazione rimase colpito dal fatto che attorno ad essa ruotava la volta celeste. Infatti, da allora le sue due stelle più luminose si sono scambiate il ruolo di Stella Polare (vedere articolo relativo).

Oggi è appunto il suo astro più luminoso, αUMi, la stella che indica il polo nord celeste, la Stella Polare, essendo distante meno di un grado da esso.

(Leggi qui l’articolo sulla Stella Polare)

L’ Orsa Minore appartiene quindi alle costellazioni circumpolari, quelle che non tramontano mai.

Teoricamente è quindi sempre visibile, anche se le condizioni migliori per osservarla si verificano d’estate.

Si tratta di una costellazione relativamente piccola, che verso nord confina con Cefeo e Giraffa; per il resto è circondata dal Drago.

In condizioni ottimali non è facile da osservare, non contenendo che due sole stelle abbastanza luminose, αUMi e la βUmi. Le altre sono tuttavia sufficientemente splendenti che in un cielo non troppo inquinato dalle luci artificiali, sono facilmente individuabili.

Per trovarla si può fare riferimento all’Orsa Maggiore, in particolare alle sue due stelle più brillanti, che per tale motivo sono anche dette puntatori. Infatti, a partire dalla congiungente di queste due stelle, prolungando la stessa per cinque volte la distanza che separa i due astri, si arriva direttamente sulla Stella Polare e da questa si può poi delineare tutta la figura del Piccolo Carro (l’altro nome con cui è nota la costellazione), figura più vicina a quella disegnata dalle linee che congiungono le sue stelle.

L’Orsa Minore nell’antichità

I Fenici, popolo di esperti navigatori, si servivano dell’attuale Stella Polare per orientarsi e definivano la costellazione Coda del Cane

Anche altri popoli se ne servivano per l’orientamento, avendo capito che c’era qualcosa di particolare in quella stella, che fungeva da perno per la rotazione dell’intera volta celeste: Mongoli, Cinesi, Indiani d’America, a prescindere che viaggiassero per terra, per mare o attraverso il deserto, facevano riferimento a essa.

I Greci, che non la presero molto in considerazione, la nominarono Piccolo Carro, forse più per rimarcare la somiglianza con il Grande Carro.

L’altra costellazione era ben più evidente nel cielo e per loro rivestiva un’importanza ben maggiore, anche mitologicamente (di questo parlerò nel prossimo appuntamento con Una costellazione alla volta).

In realtà in Grande Carro rappresenta la coda e la parte meno nobile dell’orsa che si può riconoscere senza troppe difficoltà e fantasia. E allora per estensione, per analogia, se vogliamo, ma anche per dare un senso più logico al racconto mitologico che riguarda entrambe le costellazioni, il Piccolo Carro è stato chiamato anche Orsa Minore.

Nei secoli a seguire, in quelle sette stelle sono state riconosciute altre figure, anche più vicine alla realtà, seppur meno suggestive; ad esempio nei paesi anglosassoni il Piccolo Carro è detto Piccolo Mestolo o Pentolino.

(Leggi qui l’articolo COSTELLAZIONI E MITOLOGIA)

Da segnalare

αUMa, la Stella Polare. Di colore bianco-giallo, ha una luminosità di circa 2 magnitudini. E’ una variabile cefeide, cioè una stella che varia la propria luminosità con estrema regolarità e la Stella Polare lo fa ogni quattro giorni, con variazioni medie di circa 0,5 magnitudini.

Invisibile a occhio nudo, una debole stellina azzurra l’accompagna.

La distanza della Stella Polare si aggira sui 400 anni luce.

Attualmente dista dal Polo Nord celeste circa 1° e entro un secolo si avvicinerà ad esso fino a poco meno di mezzo grado, prima di iniziare ad allontanarsene e lasciare il ruolo di polare, entro qualche millennio, alla stella γCep.

βUMi, è una stella giallo-arancio, di magnitudine poco superiore alla 2 (e quindi un po’ meno luminosa della Stella Polare). Come detto in passato ha indicato il Polo Nord e il suo nome in arabo, Kochab, ha il significato di Stella del Nord.

Altre sue denominazioni la accomunano alla stella γ dell’Orsa Minore. Una di queste le definisce “guardiani del nord”, l’altra “vitelli” (la β “il più luminoso dei vitelli”, la γ “il meno luminoso dei vitelli”).

Non ci sono altri oggetti di particolare interesse osservativo o astronomico da segnalare.

La storia della Stella Polare

costellazioni stella polare

Anche in riferimento all’articolo che parla di come e perché la stella polare varii nel tempo, darò un breve cenno agli astri che si susseguiranno (e che sono state protagoniste nel passato) in questo ruolo nei prossimi 25000 anni circa, fino a quando l’attuale Stella Polare non riprenderà il suo posto.

Oltre seimila anni fa la polare era la debole ιDra, sostituita circa un millennio dopo, prima da αDra e poi da βUMi. Poco meno di tremila anni fa βUMi fu sostituita dalla αUMi, l’attuale Stella Polare, che pure inizialmente abbastanza lontana dal polo nord celeste, ha assunto il ruolo in quanto le stelle più vicine al polo erano poco luminose e quindi poco utili per orientarsi.

Fra qualche millennio la γCep sarà il nuovo perno.

La γCep sarà sostituita in uno o due millenni prima dalla βCep e poi dalla αCep, che lascerà il posto di perno in qualche secolo a Deneb (αCyg).

Il polo nord sarà individuato da δCyg. Dopo circa due millenni da Vega, αLyr, la più luminosa tra le possibili polari, che lo sarà tra 12000 anni come lo è stata 14000 anni fa.

Qualche stellina di Ercole rivaleggerà con quelle del Drago, quindi ripartirà l’alternarsi delle polari suddette nel giro di precessione di 26000 anni circa.

PER GUARDARE LE STELLE DA VICINO SKY-MAP oppure GIGA GALAXY ZOOM

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