Cosa vedere a Trieste? Joyce, Saba, Svevo. Possono bastare. L’ultima città italiana, confine estremo a est, casa degli scrittori al mondo.

rubrica viaggiAncora un viaggio. Una toccata e fuga. La mia vicina Italia. Trieste.
Non si può toccare Trieste, rischi di rimanerci pervaso e quando stai per ripartire diventa un mal d’Africa.

Fermo in un tavolino di una trattoria di pesce. Mi faccio inebriare dalla lingua triestina dei miei vicini. Ma è di più. Diventa koinè. Punto d’incontro. Si respira la Mittel Europa. I commensali al tavolo a fianco erano sloveni. Il cameriere mi dice che parlavano un fine triestino. Lui, mi dice, che parla bene croato e sloveno. Ha la moglie austriaca.

Cosa vedere a Trieste culla di letteratura e umanità

In tutto questo incrocio linguistico e arioso di influenze si è celata a me Trieste. Ora il taccuino, dove annoto le mie impressioni prima di partire, pian piano ha un senso. Mai potevo pensare che Trieste avesse gli odori acri di Genova, Barcelona, Lisbona. Delle città, per lo più di mare, che mescolano. Che racchiudono nei loro borghi chiusi e asfissianti un microcosmo di creatività, di umanità, di letteratura.

Scorgo sul taccuino la poesia Trieste del Canzoniere di Umberto Saba e sembra di sentirla, di respirarla. La Trieste che il poeta nell’ode personificava come “un ragazzaccio…dalle mani troppo grandi“. La Trieste della “scontrosa grazia“. La Trieste che stritola nelle stradine dove racchiude l’umanesimo per poi salire in altura e farlo volare come il soffio delle candele nel vento.

Comincia il viaggio letterario: gli scrittori e Trieste

Il viaggio culturale può iniziare dal centro cittadino: qui sono collocate le tre statue dedicate a Italo Svevo, a Umberto Saba e James Joyce. I primi due erano triestini di nascita, Joyce, invece, di origine irlandese, amante della letteratura italiana, si trasferì a Trieste per lavoro.

Italo Svevo

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Statua di Italo Svevo a Trieste, a Piazza Hortis

C’è bisogno ora di un caffè. Dopo mangiato. E allora eccolo, mi si palesa davanti, previa annotazione da taccuino, lo storico Caffè San Marco, in via Battisti 18. Antico Caffè San Marco fondato nel 1914. Arredamento che risponde alla Secessione Viennese. Tavolini che trasudano il circolo della vita e l’immortalità di chi è passato qui.

Italo Svevo, “lo sgrammaticato” de La Coscienza di Zeno e Senilità, l’avventore del romanzo come flusso psicologico, sedeva qui. Accanto a me. Svariate volte a questi tavolini si posavano anche Joyce e Saba.
Meraviglia delle città che vivono.

Proseguo la mia camminata. In mente ho una calda coscienza. Tutto intorno un cielo plumbeo ma bianco. Biblioteca Civica. Piazza Hortis. Oggi ospita il Museo Sveviano, qui infatti Svevo amava immergersi nella lettura e nella scrittura. Più che tutte le sviolinate (giustissime) all’autore e la raccolta di cimeli, la sensazione che fa vibrare fino all’ultimo centimetro di epitelio è la stessa del Caffè San Marco. Sono stati uomini e enormi artisti. Svevo ha vissuto queste stanze come le vivo io ora.

Ma la tappa immancabile è la passeggiata al Giardino Pubblico di via Giulia. Una statua di Svevo, fatta eliminare dal regime fascista, ma soprattutto, le camminate di Zeno o di Emilio Brentani (protagonisti de La Coscienza di Zeno e Senilità).

James Joyce

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Targa della statua di James Joyce a Trieste con frase di dedica alla città

Adesso cambio passo. Voglio seguire le orme di Joyce a Trieste. Comincio dalla Berlitz School, di via San Nicolò, la scuola in cui Joyce insegnò inglese e che gli permise di conoscere Svevo. Quest’ultimo, infatti, lavorava nell’azienda del suocero e aveva l’esigenza di conoscere l’inglese. Entrò così in contatto con Joyce, il quale fu colpito dalle velleità artistiche di Svevo, fino ad allora ignorato dal pubblico e lo fece conoscere all’estero.

Si è fatto pomeriggio inoltrato. L’ora del tè. Magari Joyce non lo preferiva o magari si, essendo anglosassone ma non inglese. Fatto sta che mi inoltro al Caffè Stella Polare. Meraviglia delle città letterarie. Questi sono monumenti alla vita vissuta e reale di un artista.

Il Caffè Stella Polare si trovava nell’allora Contrada della Caserma (oggi via XXX Ottobre) e nell’animato 1848 venne chiamato Caffè Gioberti. Mostre pittoriche all’interno di un Caffè vecchio stile, forse che non riesce ad ammodernarsi ma così denso di storia. Monumenti di cui una città viva come Trieste non può farne a meno. Il tavolino di Joyce, che qui pensò a Gente di Dublino e pubblicò la raccolta poetica Musica da Camera.

Ridestato nella Tea Room del locale, e sicuramente da un Presnitz, dolce pasquale che sa delle influenze di confine, mi avvio a Piazza Ponterosso. Casa di James Joyce. Da notare anche il Museo Joyciano. Vedo la targa vicino la statua. Mi fermo a pensare. A consultare più Google che il mio taccuino.

L’allievo di Freud

C’è qualcosa che lega tutto questo filo letterario e a questo punto, che sia un caso o no, tutta la città. Vuoi per fortuna di quei momenti o vuoi per attrazione della città vecchia (il borgo triestino simile alla Genova dei carrugi). Il filo si chiama Edoardo Weiss.

Edoardo Weiss, nato a Trieste e allievo di Sigmund Freud. Psicanalista. Invitò più volte Freud nella città e il dottore austriaco si soffermò a studiare il sesso delle anguille. Ma fu Weiss a introdurre in Italia la psicoanalisi freudiana che così larga influenza ebbe sia sull’opera di Svevo che su quella di Umberto Saba che di Weiss fu anche paziente. Senza contare l’osmosi creatasi tra Joyce e lo stesso Freud.

Trieste terra della ricerca della psicanalisi attraverso il romanzo. Facile equazione leggendo le pagine dei nostri protagonisti (compagni di viaggio).

Domani dovrò ripartire ma sul tardi. Perchè c’è qualcosa ancora da scandagliare bene. Da farsi portare attraverso i versi.

Umberto Saba

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Targa della statua di Umberto Saba a Trieste

Trieste è la città di Umberto Saba che la celebrò nelle sue poesie. In queste e altre poesie, l’autore ha menzionato strade ormai rese celebri dai suoi versi: via Rossetti, via del Monte e via del Lazzaretto Vecchio. Inoltre, sono tappe interessanti la città vecchia, e via San Nicolò, dove è possibile accedere alla libreria antiquaria che egli stesso gestiva. E anche per Saba non può mancare il caffè da lui più frequentato, il caffè Tommaseo, dove approderò per la colazione.

Anche oggi devo salutare la mia meta. Ho finito il giro con Saba e mi sono fatto trascinare nella città vecchia da un verso significativo che credo possa racchiudere il mio viaggio come esperienza letteraria.

“La mia città che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva (Dal Canzoniere, Trieste)

Ripercorrere i passi degli scrittori mi ha permesso di visitare Trieste con i loro occhi e immergermi in quella stagione vivida. Trieste, terra di confine, non scorda ne i suoi figli (Saba e Svevo) ne i suoi avventurieri di passaggio (Joyce).

Torno a casa ma respiro Trieste.

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