TOKYO. Nella valle dei maestri.  Dalla realtà di Kurosawa all’animazione di Miyazaki, tra anime e manga… fino a Tarantino.

colazione internazionale
Rubrica su viaggi tematici
di Lorenzo Calvani

Decisione drastica. Tokyo. Confesso che devo accompagnare una persona cara e molto giovane. Sono convinto che il soggiorno nel grande Giappone si perderà alla ricerca di anime, manga, ristoranti.

Sono abbastanza polemico spesse volte. La mia compagna di viaggio mi ha trascinato in un ristorante. Boooooooom. Appena entro ho la sensazione di un posto caro, familiare, accogliente ma sinistro.

Il viaggio di oggi parte dal ristorante Gonpachi (1-13-11 Nishi-Azabu in Minato-ku). Mi balza fulmineo in mente, da una scritta che campeggia, il motivo della mia illogica allegria. La sposa ha uno scontro all’ultimo sangue con i Crazy 88 e la crudele Gogo. Ebbene si. Kill Bill I di Quentin Tarantino è stato girato qui. Una delle scene più memorabili del cinema mondiale. Pulp, sangue, pomodoro, talento, fotografia, omaggio: epica e lirica su immagini.

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Gonpachi. Il ristorante di Kill Bill.

TOHO STUDIOS: Godzilla e I sette Samurai

Ringrazio la mia compagna di viaggio. Mi ha fatto una sorpresa. Da cui potevo non riprendermi più, invece, comincia un altro viaggio tematico. Stavolta mi voglio far guidare dal cinema. Come direbbe il maestro regista Ozu, questo è Tokyo Monogatari, ovvero, “un Viaggio a Tokyo“.

Gli abitanti più radicati di Tokyo continuano a ripetere che è difficile trovare qualcosa dei set cinematografici dei grandi maestri del cinema. Tokyo e il Giappone sono cambiati, sono stravolti, siamo in città, di conseguenza nella terra dell’evoluzione di uno dei paesi più all’avanguardia al mondo. Il mio lampo non si fa attendere. I Toho Studios.

1丁目-4-1 Seijo, Setagaya, Tokyo. Uscito dalla metropolitana, dopo un KFC seguì la strada in basso a sinistra e ti ritrovi in un parco a chiedere al guardiano. Trovati gli studi? Si. Emblematico e riconoscibile un grande lucertolone che con la coda fracassa una lastra di cemento. Godzilla. Si, proprio in questi studios si fermò il mondo e i mostri superarono l’uomo. Un mostro che supera un mostro perchè è egli stesso il mostro.

Maestro Akira Kurosawa

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Toho Studios. Murales I Sette Samurai

Dopo il tour nella Toho Studios, che si può fare con strabilianti guide servizievoli, mi giro. Faville delle faville. Un murales, che avevo visto solo in foto, campeggia su un muro. Finalmente I Sette samurai by Akira Kurosawa.

Il film dei film dell’uomo più influente della storia giapponese, colui che fece conoscere il Giappone al mondo, è stato girato in parte qui. Si narra che tra la produzione, Kurosawa e gli studios andò in onda un continuo braccio di ferro che portò a far girare la scena finale (come ricorda lo straordinario Mizune) nel bel mezzo del freddo di un Febbraio, perciò pieno inverno giapponese. Tutta una storia di civiltà mescolate dalla settima arte mi sta scorrendo affianco.

In realtà molto c’è di girato a Tokyo del maestro Kurosawa ma, a parte il consiglio dei miei amici giapponesi sul cambiamento repentino delle città nipponiche, i luoghi simbolo di Akira sono soprattutto in teatri di posa, studios, oppure in posti suggestivi del Giappone, uno fra tutti il Castello di Takeda, dove è stato girato L’Ombra del Guerriero, luogo incantevole nella prefettura di Hyogo.

MIYAZAKI: tra graphic e realtà

Vorrei trovarmi davanti Miyazaki. Sono alla ricerca di ambientazioni dei film d’animazione di Miyazaki. Uno dei più grandi disegnatori di film al mondo. Ha portato gli anime alla ribalta internazionale. Fortunatamente, ho vari amici italiani appassionati che risiedono, stabilmente, in Giappone.

La scoperta più grande, dai loro racconti, è che Miyazaki ha dedicato tavole a tutto il mondo dai minatori gallesi in rivolta, alla Croazia, alla città che sprofonda Civita di Bagnoregio.

Studio Ghibli

Io voglio andare alla ricerca di Miyazaki. Prima parte, e prima di tutto, lo Studio Ghibli.
E’ nel museo dello studio Ghibli, produzione fondata proprio da Hayao e da Hysao Takahata, suo mentore e collaboratore, che risiede la base dell’universo delle graphic novel giapponesi.

Tour al museo dello Studio Ghibli. A Mitaka, sobborgo di Tokyo, a pochi passi dal parco Inokashira. Immersi nel mondo degli anime, di Porco Rosso, di Totoro (con riproduzione gigante all’ingresso tipo cocktail di benvenuto), di Lupin III, scorgendo gli schizzi de La città incantata. I ricordi del giovane Miyazaki perso nella passione per disegno e aviazione.

Le mostre permanenti che illustrano le fasi di produzione di un film d’animazione, dalla ricerca del materiale di ispirazione fino alla realizzazione delle riprese. Non poteva mancare un piccolo cinema, il Saturn Theatre, dove vengono proiettate piccole chicche, cortometraggi inediti dello Studio Ghibli. Fino ad arrivare a una statua gigante che saluta la fine del giro, naturalmente, con il robot di Laputa.

Non rimarranno delusi gli amanti di ogni anime e manga, perchè Studio Ghibli è il sogno dell’animazione giapponese, primo segno di esportazione del genere al mondo occidentale.

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Museo Studio Ghibli. Statua robot di Laputa.

Orologio steampunk a Tokyo by Hayao Miyazaki

Seconda tappa. A Shiodome (nome anche della fermata metro), di fronte alla Nippon Television Tower si trova dal 2006 il grosso orologioNi-Tele Ootokei” (che vedete nell’immagine di copertina sul titolo dell’articolo), un progetto sviluppato da Hayao Miyazaki in 4 anni che ha portato alla realizzazione di questa enorme struttura di 10 metri di altezza per 18 di larghezza. Ogni giorno allo scoccare di determinate ore l’orologio prende vita e i 32 marchingegni meccanici animano gli umanoidi rappresentati. Realizzato dallo scultore Shachimaru Kunio, che aveva già realizzato il robot di Laputa sul tetto del Museo Ghibli.

Omaggio a Ozu e fine del viaggio a Tokyo

Eccomi alla fine. La mia piccola compagna di viaggio ha finito il suo tour giapponese mentre io mi perdevo tra i mostri sacri del cinema. Così ho reso omaggio persino alla tomba del Grande Ozu, un po’ fuori città, esattamente al . Influenzato da ogni sequenza di una cultura cinematografica diversa e distinta, orientale e filoellenica, ho dimenticato le altre bellezze del Giappone. Appena intraviste.

Non mancherò di ritornare. Magari sui passi di altri. Magari sui passi del Giappone semplicemente.

L’aereo è domani. Eppure ho un nodo in gola. Credevo mi sarei annoiato e invece sono entrato solo in un vortice romantico e così persuasivo, di come il Giappone è stato raccontato a noi occidentali.

L’aereo è domani e io ho poco tempo. Inutile dire che un salto a Kyoto lo avrei fatto, solo per vedere le porte di Rashomon. Sarà per un’altra volta.

Intanto per rendervi conto cosa è questa atmosfera di cinema profumato, vi consiglio Tokyo-Ga di Wim Wenders. Poi fate soltanto il biglietto e partite.

Kon’nichiwa Tokyo. Saluta il mio vicino Totoro.

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