Cinema e psicologia. La difficile missione di vivere una relazione d’amore. 
cinema e psicologia
COFFEE, CIGARETTES, CINEMA Rubrica di Roberta Todaro

Buongiorno e buon caffè post pranzo, oggi parleremo del difficile mondo delle relazioni amorose.

E per farlo ci addentreremo nel legame intrinseco tra cinema e psicologia.

CINEMA E PSICOLOGIA: LE RELAZIONI DI COPPIA

C’è un universo talmente infinito di cui parlare che è impossibile ridurlo in un articolo. Quindi mi soffermerò solo su un breve quadro generale sul connubio tra questi due arzigogolati e interessanti mondi. Per approfondire, attraverso l’analisi di un film, un’unica tematica psicologica: le relazioni di coppia.
In generale l’accostamento più efficace con la psicologia è sicuramente quello della dimensione onirica. Le immagini, la musica, la trama, i personaggi, tutto concorre affinché noi possiamo percepire il film come se vivessimo un sogno. Sarà capitato, infatti, a tutti voi di sentirvi strani quando di colpo appaiono i titoli di coda e viene accesa la luce in sala, avrete provato quel senso di smarrimento che  allo stesso modo proviamo appena apriamo gli occhi la mattina.
La sensazione è proporzionale a quanto il film ci è piaciuto e quanto dentro siamo riusciti ad addentrarci il quel mondo-altro.
Nei film che legano cinema e psicologia questo avviene ancora di più. Perché spesso toccano di più le nostre corde interiori.
I migliori film sulle relazioni di coppia sono film che spesso mescolano la realtà con la fantasia, cinema e psicologia. Basti pensare a Eternal Sunshine of Spotless Mind (indegnamente tradotto in Italia con il titolo Se mi lasci ti cancello) di Michel Gondry, oppure ad Me and you and everyone we know di Miranda July.
Ma un film più di tutti, a mio avviso, tratta questa tematica toccando ogni lato psicologico che si viene a creare in un rapporto d’amore: Jeux d’enfants (tradotto in italiano con Amami se hai coraggio). Film francesce del 2003 scritto e diretto da Yann Samuell.

AMAMI SE HAI CORAGGIO

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Locandina di Amami se hai coraggio
By Coming Soon

La trama è semplice:

Sophie Kowalsky (Marion Cotillard) è una bambina introversa e triste, costretta a subire le angherie dei compagni di classe, per via delle sue origini polacche. L’incontro provvidenziale con Julien Janvier (Guillaume Canet) avviene un giorno, fuori da scuola, quando lui riesce a dissipare la tristezza dell’ennesima umiliazione subita dalla bambina donandole una scatola.
Lui le regala una scatola di latta raffigurante una giostra di cavalli, a sua volta ricevuta dalla madre malata di cancro, affranta dalla tristezza del figlio, e desiderosa di donargli un oggetto che potesse distrarlo.
La vita del piccolo Julien appare infatti non meno complicata di quella della coetanea Sophie. E’ condizionata da una drammatica situazione familiare, causata per l’appunto dall’improvvisa, grave malattia della madre e dall’ingiustificata durezza del padre, indiscriminatamente rigido con il figlio, nonostante egli si mostri simpaticamente esuberante.
Ad iniziare tutto, dunque, proprio il gesto disinteressato di un bambino, consapevole del potere di un oggetto come la sua scatola di calmare le lacrime altrui. Con questa sorta di passaggio di testimone si crea tra Sophie e Julien un legame propriamente sacro, che obbliga con religiosa osservanza entrambi a commettere un atto audace (se non una vera e propria idiozia) ogni qualvolta la scatola passa da una mano all’altra portando con sé una sfida. Ogni qualvolta dunque alla domanda “Giochi?”, la risposta è affermativa: “Gioco.”. Tra i due individui contraenti il patto si crea un legame dalla solidità sorprendente che durerà fino a quando diventeranno adulti.

GIOCHI O NON GIOCHI?

La regia eccezionale di Yann Samuell cala il mondo dei due protagonisti in un’atmosfera onirica,  che rimanda alla maestria del regista Jean-Pierre Jeunet ne Il Favoloso Mondo di Amèlie, presentando allo sguardo inevitabilmente stranito dello spettatore, sequenze che si susseguono in bilico sul sottile filo che separa realtà e immaginazione.
Ma il sottotesto del film è una metafora meravigliosa sull’amore, l’amore è un gioco a cui non puoi sottrarti. Quando arriva e scegli di cedere ad esso. Ti metti in gioco. Devi sottostare a tutte le regole, a volte divertenti, a volte dolci, altre volte spietate, spaventose e complicate, che l’amore ti pone davanti.
Quando il gioco si fa duro puoi provare a scappare ma non sarai né più felice né più sollevato, perché rimarrà latente con te, la “scatola”  non scomparirà e sarai costretto, da una forza interiore indomabile, a continuare il gioco fino alla fine, e nel doppio finale che la pellicola ci propone, che prometto di non spoilerare, il messaggio è chiaro: potrai vincere tutto o perdere tutto. Ma ciò che conta davvero è che sarai comunque esausto, sfinito, ma sempre e comunque felice di esserti messo in gioco.

IL MONOLOGO PERFETTO

Perché quando giochi (ami) come dice il protagonista Julien è:
Felicità allo stato puro, bruta, primitiva, vulcanica. Magnifico. Il meglio del meglio; meglio della droga, dell’eroina, meglio delle canne coca crack fix joint shith shuz sniff pet marjuana cannabis peote colla acido LSD extasy, meglio del sesso, meglio del pompino, il 69, le orge, masturbazione tantrismo, kamasutra massaggio thailandese, meglio della cioccolata, il mont blanc, la banana split, meglio di tutte le trilogie di George Lucas, delle puntate del Muppet Show, meglio dell’ancheggiare di Emma, Marylin, la puffetta, Lara Croft, Naomi Campbell, i nei di Cindy Crawford, meglio della facciata B di Abbey Road, gli assoli di Hendrix, meglio dei passetti di Armstrong sulla luna, le montagne russe, i festoni natalizi, la fortuna di Bill Gates, le trance del Dalailama, la ressurezione di Lazzaro, tutte le pere di testosterone di Schwartzy, il collagene nelle labbra di Pamela Anderson, meglio di Woodstock e dei rave party più trasgressivi, meglio dei trip di Sad, Rainbow, Morrison e Castaneda, meglio della libertà… meglio della Vita!
Insomma che siate innamorati o no questo film ve lo consiglio vivamente. Tra cinema e psicologia. 😉

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