Chicago. Sweet home Chicago.
Volevo fare questo viaggio per ripercorrere le tracce di Muddy Waters, delle Big Band Jazz, di Willie Dixon. Sentire tra le strade se i ruggenti anni ’20, ’30, ’40, sono svaniti. Magari si sente ancora la puzza di alcol lasciata da Al Capone. Magari ripercorrerò la strada che dall’Illinois portava a New Orleans, facendola al contrario di come l’aveva trascorsa Louis Armstrong. No. Questa è Chicago. La nuova, forte, sempre democratica, ipermulticulturale Chicago.

CHICAGO HOUSE OF BLUES

All’O’Hare Airport ho la fortuna di un taxi. Un uomo afroamericano alla guida. Non potevo chiedere di meglio. Il tipo è sulla 50ina. Poche domande e già capisce il mio viaggio. La prima tappa del mio viaggio è ascoltare il vero blues. Quello autentico. La prima tappa è l’House of Blues di Chicago. 329, Dearborn St. Già il nome di questa via mi dice qualcosa. Rileggo gli appunti e niente. Devo averla sentita nella serie Chicago PD (al dipartimento di polizia di sicuro farò una sosta, ordine della mia serie preferita,943, West Maxwell Street). No. Ecco dove ho sentito questo toponimo.

Dearborn. Quando Chicago era poco più che un acquitrinio alle rive del lago Michigan, i primi coloni costruirono una fortezza chiamata Dearborn. 1 km quadrato di fortezza. Adesso è la terza città più grande degli States.

chicagoMi si aprono le porte di questo splendido locale. Non è antico ma l’atmosfera è quella di una grande serata blues. Non cupa. Gangster fuori non ne vedo. Non lo speak easy anni ’30. Un autentico teatro nel posto, un mare di tavolini, tutto che ripropone i grandi anni con il tocco contemporaneo. Sul palco la World Famous Gospel Brunch. Hallelujah.

 

NEI LUOGHI DELLA CHESS RECORDS

chicago
Esterno della Willie Dixon Heaven Foundation

Sarà forse il terzo drink che mi offusca ma… Un angelo blues mi passa davanti. Uomo, alto, magro, sui 30 anni. Mi chiede di sedersi. Il mio inglese stenta, il mio americano pessimo. Lui mi capisce. Si offre di farmi da guida per il giorno dopo. Meta la Willie Dixon Heaven Foundation. Posso andare a dormire tranquillo.

La Dixon Heaven Foundation mi trovava un po’ contrariato. Una fondazione per vedere cimeli. Sì, magnifico, ma…ma… ma… Io voglio ripercorrere le strade di Louis Armstrong. Vedere gli studi della Chess Records. Ecco. Ora si chiama Dixon Foundation, prima erano gli studi della Chess Record.

2120 S, Michigan Avenue.
Un enorme cancellata con sopra la scritta della fondazione. Palpitazioni al cuore. This is history. Gli studi della Chess. Per intenderci: Chuck Berry, il 21 maggio del ’55, incise qui il suo primo successo, Maybellene, che raggiunse la posizione numero cinque della Billboard rock charts e la numero uno della classifica R&B, da molti accreditata come la prima canzone Rock and Roll della storia della musica.

Scorpacciata fragorosa tra vecchi studi, cimeli di chitarre, sassofoni, piatti, microfoni, banjo, vestiti, sedie, sgabelli. La Chess Records. Non sono appagato anche se estasiato. Il mio nuovo amico Braden sa come stupirmi.

MUDDY WATERS DOVE E’ A CHICAGO?

 

Muddy Waters Home su South Lake Park

4339 S. Lake Park Avenue. Tra vuoti appartamenti in stile red brick, nel quartiere di Lake Park, pochi anni fa hanno ridato lustro a una meraviglia. La casa quartier generale di Muddy Waters. Qui è diventato un vero e proprio sacrario per gli amanti del Blues e dell’uomo dalle “acque fangose”. Un vero mito questa casa. Segna il passaggio della middle classe nera di Chicago che va a prendere posto in quartieri più agiati. “Questo” mi spiega Braden E’ la fusione di Chicago, il posto dove è vissuto Muddy e in più venne progettato da Frank Lloyd Wright“. Architettura pura e blues purissimo.

In questa casa, dove Muddy provava con le sue Big Band, sorgerà il Museo del Chicago Blues. Perchè la storia ha bisogno di posti per contemplarla. Perchè in alcuni casi la storia è religione.

IL PRIMO GRATTACIELO E LA SCUOLA DI CHICAGO

Perso nello skyline di Chicago. Comincio a capire l’impatto della città. Per molti The Windy City, non troppo bello il soprannome per la peculiarità di “andare dove il vento va” degli abitanti illustri, o Second City (a causa della ricostruzione avvenuta nell’incendio di Chicago che nel 1871 distrusse il centro cittadino). Chicago darà vita, con la Scuola Architettonica di Chicago dell’800, proprio per la ricostruzione, al primo grattacielo della storia (Insurance Building). Rimane la città con più grattacieli, perchè qui venne inventato lo skyscraper, diventando simbolo della rinascita cittadina. Mi sento veramente piccolo di fronte a tanta maestosità.

Immerso in uno dei complessi architettonici più imponenti al mondo. La grandezza non è data dall’altezza dei grattacieli. L’ingegno umano qui, a servizio dell’umanità. Sentirsi feriti dal fuoco che distrugge e rialzarsi mettendo alla prova la migliore generazione di architetti e di ingegneri. Dando vita alla semplicità dell’acciaio, prodromi del razionalismo europeo.

Sono tra la La Salle Street e la Adams Street. Fino al 1935, a questo angolo, si erigeva l’Insurance Building. Gli americani hanno la rigenerazione nel sangue. Non badando troppo alla storia ma più al “behaviour”, buttarono giù il primo grattacielo della storia per costruirne un altro, ora sede della City National Bank and Trust Company.

LA SECONDA SCUOLA DI CHICAGO: AMERICAN MODERNISM

Grattacielo progettato da Mies Van der Rohe

Si nota come questi giganti siano la protezione e il vanto di Chicago. Superati dai più grandi neworkesi, o cinesi, o arabi. Qui però si è fatta la storia. Mito che passa anche per il ‘900 con la seconda generazione, quasi una Seconda Scuola di Chicago, dove Mies Van der Rohe era l’esponente più illustre. Un pilastro dell’American Modernism tra gli anni ’30 e i ’50.

Decido di essere accompagnato in un tour su Van der Rohe. Visita al Campus dell’Illinois Institute of Technology dove è presente la collezione più vasta di edifici dell’architetto tedesco. Il tour si svolge a piedi percorrendo l’evoluzione del campus nei tre periodi che ne contraddistinguono l’evoluzione: prima del 1938, dal 1938 al 1958, durante il rettorato di Mies presso la Facoltà di Architettura, ed il periodo successivo al 1958.

AIR MICHEAL JORDAN

Un ultima tappa cara Chicago. Da bambino ero fan dei Chicago Bulls, squadra eroica di basket della NBA, dove militava Micheal Jordan, il cestista più forte di tutti i tempi. Eccomi davanti al complesso dove un uomo è salito su nel cielo fino a canestro. Air Mike. Lo United Center nel Near West Side è davanti a me. Gli occhi del bambino, il cuore del bambino su questa faccia ormai troppo adulta.

Chicago, devo ripartire. So di aver perso tante cose da poter vedere in un’altra occasione. Perchè Chicago ti prometto che un’altra occasione ci sarà.

L’impressione di una città storica, dove la tradizione di essere uno spunto sociologico è ancora palpabile. Non ci sono più i Rent Parties blues o jazz, non più i locali caponiani del proibizionismo, nemmeno i primi gloriosi grattacieli della scuola chicagoans. Tutto si è rigenerato e ancora respira nella città come forma nuova.

A presto, città dalle spalle larghe.

 

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