Dogman 2018 – A Ciambra 2017
Il mondo premia il realismo italiano nel cinema. 
cinema
Rubrica cinematografica di Roberta Todaro

Il cinema italiano è conosciuto e apprezzato nel mondo soprattutto per il Neorealismo, storie vere che rappresentano una realtà sociale spesso disagiata con persone reali, la maggior parte delle volte attori non professionisti e per il realismo, il cinema che, più o meno liberamente, si ispira a fatti realmente accaduti. Dalla Ciambra di Carpignano l’anno scorso al Dogman di Garrone quest’anno, il mondo celebra il genere più italiano di tutti.

I PAPA’ DEL NEOREALISMO

Il Neorealismo è una corrente cinematografica che si è soliti far risalire al 1943 con il film capolavoro Ossessione di Luchino Visconti.

I maggiori esponenti del movimento furono, negli anni quaranta, i registi Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Renato Castellani, Luigi Zampa, Alessandro Blasetti e gli sceneggiatori Cesare Zavattini e Sergio Amidei, cui si affiancheranno, nel decennio successivo, Luciano Emmer, Luigi Comencini, Gianni Puccini, Antonio Pietrangeli, Francesco Maselli, Carlo Lizzani e Francesco Rosi.

I film neorealistici italiani trattano soprattutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano, e riflettono i cambiamenti nei sentimenti, la speranza, il riscatto, il desiderio di lasciarsi il passato alle spalle e di cominciare una nuova vita, all’alba di una società che ha portato frustrazione, povertà e disperazione.

IL RITORNO AL NEOREALISMO: A CIAMBRA

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Locandina di ‘A ciambra’ by filmtv.it

Nel 2017 l’italo-statunitense Jonas Carpignano scrive e dirige un film magistrale che fa per 117 minuti rivivere l’emozione del neorealismo più puro: A Ciambra.

Seguendo la quotidianità del quattordicenne Pio, Jonas Carpignano ritrae la Ciambra, luogo in cui vive una comunità rom stanziale di Gioia Tauro, in Calabria.
Pio, è un personaggio a cui lo spettatore aderisce quasi fisicamente, grazie all’impeccabile regia. Il ragazzo, appena adolescente, dovrà provare di essere in grado di assumere il ruolo del  fratello maggiore e del padre.

Deve capire e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo adattandosi alla situazione familiare fatta di furti, truffe e di malavita, o rimanere ciò che in fondo è, un bambino che ha paura del treno perché corre troppo veloce.

Dietro questo coinvolgente film che ha per protagonista questo ragazzo rom 14enne (Pio Amato, che recita se stesso insieme alla sua famiglia, con cui è stato anche alla Croisette per presentare il film), c’è, come coproduttore esecutivo, anche Martin Scorsese. E non mi sembra affatto un dettaglio inutile.

Il film vince molti premi

  • Nel 2017 al Festival di Cannes vince il Premio Europa Cinema Label.
  • Nel 2018  al David di Donatello vince due premi su 9 candidature: Miglior regista a Jonas Carpignano
    Miglior montaggio a Affonso Gonçalves
  • Sempre nel 2018, ai Nastri d’argento, su due candidature va un premio: Migliori costumi a Nicoletta Taranta.
A Ciambra fu candidato all’Oscar come miglior film straniero, ma non ha raggiunto la nomination finale. Il film, a mio parere ingiustamente, è stato escluso dalla lista dei nove finalisti.

DOGMAN DI MATTEO GARRONE: IL REALISMO TRIONFA NEL 2018

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Locandina ‘Dogman’
by filmtv.it

Un altro filone cinematografico italiano tanto amato all’estero è il realismo. I film che si ispirano a storie reali, spesso di cronaca nera, sono tra i più amati. Già la settimana scorsa vi ho citato il tanto acclamato film crudo e realista Sulla mia pelle.

Oggi voglio invece citare un altro film, altrettanto crudo e anch’esso liberamente tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto: Dogman di Matteo Garrone.

La pellicola trae spunto dalla vicenda del cosiddetto “delitto del Canaro della Magliana“, “er canaro”, Pietro De Negri, un tosatore di cani che, alla fine degli anni Ottanta, si macchiò di un omicidio efferato, uccidendo l’ex pugile Giancarlo Ricci. Tuttavia la trama se ne discosta molto, Garrone ha infatti spostato la vicenda dei protagonisti del suo film nei giorni odierni e dal litorale romano a quello domiziano nel casertano, location già usata per un altro suo film, Gomorra.

La pellicola è imperniata di un realismo molto crudo, più vicino all’esistenzialismo intimo di Michelangelo Antonioni, che ha però una cifra stilistica iperrealistica che è propria del regista e che è espressione del mondo interiore dei personaggi che rappresenta e dell’ambiente.

La costa domiziana, che è, insieme all’attore protagonista, il “personaggio” più riuscito del film, il luogo viene raccontato nel modo più squallido e realistico possibile, un luogo di povertà, di reietti, fatto di violenza ed emarginazione sociale. Un luogo non molto distante dalla povertà dei citati film neorealisti degli anni 40 e non distante neanche dal quartiere la Ciambra.

Il film ha vinto molti premi

  • Al Festival di Cannes fu in competizione per la Palma d’oro ma vinse il Prix d’interprétation masculine  per il bravissimo ed espressivo all’ennesima potenza Marcello Fonte.
  • Dog Palm all’intero cast canino
  • Ai Nastri d’argento 2018 porta a casa ben 8 premi su 10 candidature
    Miglior film
    Miglior regista a Matteo Garrone
    Il Migliore produttore a Matteo Garrone e Paolo Del Brocco
    Migliore attore protagonista a Marcello Fonte ed Edoardo Pesce
    Il Migliore montaggio a Marco Spoletini
    La Migliore scenografia a Dimitri Capuani
    Migliore sonoro in presa diretta a Maricetta Lombardo
    Miglior casting director a Francesco Vedovati
  • Agli Splendor Awards si aggiudica il premio come Miglior regista
  • Al Premio Kinéo 2018 vince il Premio Pubblico & Critica
E proprio in questi giorni il film è stato selezionato per rappresentare l’Italia ai premi Oscar 2019 nella categoria per il miglior film in lingua straniera.
Incrociamo le dita. Lo merita Dogman e lo merita Matteo Garrone, che non sbaglia un film.

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