VINTAGE, VINTAGE REBOUND E DESUETO NEL 2018
Ovvero non aprite quel baule senza le giuste precauzioni.

COFFEE BAG
Fashion blog di Luana Filosini

Vintage, che deriva dal francese antico vendage (vendemmia), indica vini d’annata resi celebri dall’invecchiamento ed è uso ormai applicarlo a moda e design, vecchi almeno di venti anni. Ma non sempre c’è certezza che il riposo nelle botti o nei bauli dia risultati pregiati.

PERCHE’ DI VINTAGE SI VIVE

Nei corsi e ricorsi storici della moda ritroviamo occhialoni da diva, stampe foulard con le staffe, pants a zampa, mary-jane e chockers. Riproposti nelle ultime stagioni per pura autoreferenzialità delle maison, per mancanza di creatività delle stesse, per cui non rimane che fare mambassa negli archivi storici o per una semplice, e fatturabile scelta di tipo socio-psicologico: il passato è la comfort zone in un’epoca senza certezze.

Certo osservare gruppi di ragazzine con crop top, camicie a quadri, pantaloni sport acetati mette un po’ di ansia da “i bei tempi che furono” a chi i ’90 se li è bevuti e fumati con Nevermind dei Nirvana nelle orecchie.

Il tempo passa e allora, per non rimanere indietro, peschiamo nel passato. Tutto ciò che è vintage rebound (alla maniera) lo troviamo nei negozi e nelle boutique. Non ci interessa. I bauli di mamme, nonne e zie sono scrigni preziosi. Buona parte della selezione, sarà stata fatta da tarme e tarli, per il resto spetta a noi scegliere ciò che è più nelle nostre corde.

LE REGOLE DEL VINTAGE NEL 21ESIMO SECOLO

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GUCCI VINTAGE Ph. by Luana Filosini

S-COORDINARE
Mai, dico mai, applicare un total look vintage. Carnevale ed eventi a tema esclusi.
Usando la regola della stylist d’eccezione Patricia Field (a cui perdoniamo l’invenzione dei leggins), ogni pezzo vintage va inserito come rottura vera e propria nei nostri outfit 2.0, 3.0. Fate voi.

Senza badare troppo agli abbinamenti, considerate che dovrà essere evidente che quella giacca o quella borsa sono d’antan. Una nota stonata.

S-CUCIRE
Attenzione al fitting. Un tubino sartoriale degli anni ’60, sicuramente, avrà i cosiddetti gugni (cuciture) al corpino altezza seno. Vi ricordo che in quel periodo, a parte la pienezza del petto, i reggiseni erano a punta. Indossato oggi con bralette o push up potrebbe essere tremendo.

La linea  delle spalle potrebe essere un problema. Il mio maglione anni ’80, ereditato da  una zia, montava le spalline imbottite. Orrore. Scucitele per capire se il capo è indossabile nel 2018. Di contro, il doppiopetto in lana anni ’70 di papà è tornato in letargo per l’impossibilità di intervenire sulla questione.

S-CALZARE
Riguardo le scarpe, ma vale anche per borse e cinture, testatele in casa per qualche giorno. Dopo anni di inutilizzo potrebbero lettereralmente scoppiare. Se capita, e sono delle Ferragamo, mettetele nella vetrinetta del salotto, faranno comunque la loro magnifica figura.

Tutto va pulito, spazzolato, rigenerato. Esistono laboratori che si occupano con professionalità dei capi in pelle o camoscio. Entrate senza timore.
Se l’abito è troppo largo, la pelliccia anti-etica, i pant non si chiudono, orientatevi su occhiali (cambiate le lenti), foulard e gioielli.

S-COMBINARE
Vale per i tailleur ma anche per le parure di gioielli. Un pezzo per volta. Troverete sicuramente delle broche. Valutate se usarle oggi giorno proprio come spille da cappotto. Meglio giocarci un po’: insieme alle pins dei gruppi musicali sui giubbetti, appuntate su uno zaino sportivo o trasformate in mono-orecchino. Munitevi di tronchesi e colla per metalli.

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ROBERTA DI CAMERINO VINTAGE Ph. by Luana Filosini

LA STORIA SIAMO NOI

E PER FINIRE. OSARE.
Col basco militare del papà, coi guanti di pizzo della nonna, col poncho fricchettone della mamma. Perchè un outfit, pur inaspettato ed eccentrico, se ci rappresenta, diventa femminile e stiloso.

Se la storia siamo noi, è nostro compito preservarla, portarla a spasso e renderla terribilmente cool.

 

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