SHAKE MUSIC SHAKE By Italiano Medio Journal

Anonimo rap. Il rapper vuole rimanere anonimo. Rispetteremo la sua scelta. Intanto mentre gli chiedo, scherzando, di parlare in italiano corretto e aulico, mi manda letteralmente “a fanculo”. Questo perché io so che lo parla benissimo e lo volevo provocare su uno dei falsi miti di questa cultura espansa.

PRIMA DI PARLARE DI RAP

IO: Perchè hai accettato la mia intervista?

MC: Perchè? Perchè? Bella domanda. Del cazzo. Principalmente perché purtroppo ti conosco. In secondo luogo perché mi hai talmente ossessionato. La verità nuda e cruda è che sento troppe cazzate sul rap, sull’hip-hop. Già, so che domanda da stronzo mi vuoi fare adesso. Perchè anonimo? (lui ride) Lo sapevo. Che merda che sei. Perchè altrimenti il pezzo non lo facevi e perché sinceramente se devo dire qualcosa, con la mia firma, la faccio sentire nei pezzi. Se devo fare un dissing lo rappo. Non mi piace la stampa per dire la mia. Di solito quando mi fanno interviste con il mio nome, (io rido) con il mio nome da artista, vi prendo direttamente per il culo.

IL RAP ITALIANO

IO: Parlando di cose serie. Come è la situazione rap in Italia?

MC: Era meglio la domanda di prima. Il rap ormai non morirà. Io credo che bene o male si sia sempre rappato. Quello che consideriamo rap, un braccio dell’Hip Hop, in Italia è in evoluzione. Forse prendiamo troppi modelli esteri e non li facciamo nostri.

I CONSIGLI: LA TECNICA. IL TUO FLOW.

IO: In che senso? Prendere a modello 2PAC, Biggie, Mr.Jenner o Lamar?

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MC: No. No. Non parlo dell’influenza delle icone. Noi abbiamo preso a modello la Trap, per esempio, per scalare le classifiche, per fare i big money, senza partire dal basso. Dalla tecnica. Amico, ti spaccherò la testa e il culo con la tecnica oggi. Sentite prima gli artisti se sono MC, se sanno arringare un pubblico, poi possono e devono essere altro rispetto agli altri. Perchè di West ma anche di Scott, senza scomodare Bassi Maestro, ce ne sono già, ci sono già loro. Al mondo musicale le copie non interessano. Trova il tuo stile, trova il tuo flow, trova la tua voce, sperimenta.

“DEVI ESSERE RAP”

IO: La tecnica? Stai facendo il moralista Old School o ti indirizzi verso qualcuno?

MC: No, che cazzo di moralista. Sto parlando ai ragazzi. Il rap ti cambia la vita. Se ti piace e vuoi farlo devi essere rap. Innanzitutto, prendi un qualsiasi cazzo di disco o senti un pezzo su youtube, insomma un pezzo strumentale, di qualsiasi genere, e comincia a parlarci sopra. Scrivi e rappa sopra ogni cosa. Prendi confidenza. Ore e ore. Da dove sono nati gli MC, quella è la base. Poi comincia a farlo per strada. Respira la strada. E ogni volta fermati un attimo e guarda tutto al di fuori. L’uomo all’angolo della strada, che però la respira, la mangia, la sporca, si fa influenzare. Così affini la tecnica e il modo di scrivere. Poi fai come cazzo ti pare. Io non sono contrario alle evoluzioni o alla Trap, anzi. Io sono contrario alla superficialità.

FALSO MITO RAP: O GANGSTA O PROBLEMATICO

IO: Quando parli di cultura rap, tu dici che devi essere rap, allora mi vieni in mente un mito o falso mito. Se non vieni da un ambiente socialmente critico o se non sei un gangsta non puoi fare rap?

MC: Sfatiamo questo cazzo di falso mito idiota. Se vieni da quegli ambienti, per la parte creativa e del rispetto sei più avvantaggiato ma la gente si deve mettere in testa che i rapper sono poeti. Come nella nostra famiglia hip-hop i DJ sono musicisti, i breaker sono ballerini, i street artist sono artisti e pittori, noi siamo poeti maledetti. Se non lo si capisce provo a fare una similitudine. Faber (Fabrizio De Andrè) veniva da una famiglia disagiata o era un pappone per parlare degli ultimi come le puttane, i drogati e la feccia della società? No. Era borghese. Ci si è immerso per vederli, per capirli, per essere di quella visione. Ed è uno dei più grandi poeti italiani. Uguale i bohemien. Certo che, se non vieni da quegli ambienti e nemmeno ti vuoi sporcare le mani, sei distante anni luce.

MAINSTREAM O UNDERGROUND?

IO:Altro mito. Mainstream o Underground?

MC: Ho capito che ho accettato un’intervista del cazzo e sapevo il target, però cosi esageri. Il mainstream c’è perché pesca dall’underground, l’underground è vivo e maggiore se esiste il mainstream. Pensa a un cazzo di bosco senza il sottobosco. Contento?

IL RAP E’ STATO CREATO DAL NULLA

IO: Un’ultima domanda. Una frase storica rap che ti emoziona.

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MC: A ‘sta domanda non ti voglio rispondere come al solito con la cagata di uno dei più grandi, e nemmeno posso fare il divo che ti rispondo con una mia, sennò si capisce chi sono, perché ‘sti stronzi la googolano. Ti dico che in un documentario sull’hip-hop di Ice T, c’è una frase di una pietra miliare del South Bronx hip-hop, Lord Jamar. Credo dicesse così: “Abbiamo creato l’hip-hop dal nulla. Questa è la cultura hip hop. Erano i tempi in cui si smetteva di insegnare gli strumenti musicali a scuola. Per noi neri, reietti, con la musica nel sangue, che sapevamo fare solo quello. Per via dei tagli alle scuole ci hanno portato via la musica. Allora noi ne abbiamo creata una originale”

ASCOLTA IL RAP

IO: Un messaggio politicamente corretto a tutti i lettori per questa prima uscita dell’Italiano Medio Journal?

MC: Ascoltate rap per chi ancora non lo ascolta. Non solo quello che vi passano in radio che potrebbe essere altro. Poi per chi lo ascolta, ragazzi, cercate di sporcare di vernice fresca tutte le pareti cerebrali di merda a chi ti dice “Abbassa ‘sta musica”.

IO: Grazie MC.

MC: Grazie bro’.

Eppure gli avevo detto che “BRO” mi dava fastidio.

Questa è solo la prima di una lunga serie di articoli sul rap. Dal prossimo passiamo alla STORIA DEL RAP\HIP HOP.

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